Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma

Sala I

L'attuale aspetto della Sala, cui si accede tramite una bussola ottocentesca, risale al 1777; è, infatti, in tale anno che fu realizzata la decorazione del soffitto a rosette entro cassettoni e lo stemma centrale degli Spada-Veralli. Tuttavia l'ambiente, di origine cinquecentesca, fu più volte rinnovato dal Cardinal Bernardino Spada: egli vi fece inizialmente realizzare i suoi "camerini da verno", utilizzati come abitazione durante la stagione fredda, e poi, nel 1653, il "gran camerone" di rappresentanza, detto anche Stanzone dei Papi per una serie di iscrizioni sulle vite dei pontefici, ideate dall'umanista Gibbesio e oggi non più esistenti. La Sala era anche nota come Anticamera nuova o stanza del soffitto azzurro, per via di una tela turchina applicata al soffitto.

L'ambiente, che raccoglie una serie di capolavori della pittura barocca, è dominato dallo splendido Ritratto del cardinale Bernardino Spada, realizzato da Guido Reni nel 1631 e donato dallo stesso pittore al porporato in nome dell'amicizia che li legava. Nato a Brisighella nel 1594, Bernardino era una personalità d'eccezione, amante delle arti e delle scienze; a Bologna, dove era stato legato pontificio dal 1627 al 1631, aveva stretto amicizia con diversi artisti, tra i quali il Guercino. A quest'ultimo si deve, infatti, l'ulteriore e finissimo Ritratto del cardinale Bernardino Spada rappresentato a mezza figura e coevo al precedente. 

Nella Sala campeggia anche il Ritratto del Cardinal Fabrizio Spada (1643-1717), il raffinato pronipote di Bernardino e l'intelligente continuatore della sua collezione d'arte. L'opera fu eseguita postuma e sulla base di altri ritratti, nel 1754, dal pittore Sebastiano Ceccarini. Nominato cardinale nel 1674, Fabrizio Spada incrementò la raccolta iniziale con opere di gran livello qualitativo, in massima parte ancora presenti nel museo. In questa Sala, ad esempio, gli appartennero le due grandi tele con Nature morte e genietti commissionate nel 1714 a Onofrio Loth, nonché la bella serie delle Metamorfosi di Giuseppe Bartolomeo Chiari: Apollo e Dafne, Latona che trasforma in rane i pastori della Licia, Mercurio affida Bacco alle Ninfe, Bacco e Arianna. Fu Fabrizio, inoltre, ad acquistare le quattro piccole e bellissime Vedute del fiammingo Hendrik Van Lint, affini alla maniera di Gaspar Van Wittel, e le quattro Battaglie di Jacques Courtois, detto il Borgognone, un "genere" che fa rivivere i combattimenti che imperversavano nell'Europa del Nord durante la guerra dei Trent'anni.

Altra foto Prima Sala

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pagina creata il 02/02/2009, ultima modifica 11/04/2020